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	<title>La grâce de la culture</title>
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		<title>Bill Viola a Roma: dubbi sull’arte di esporre la videoarte</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jan 2009 13:27:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Come si espone la videoarte? Come si fruisce in un museo di un video della durata di due ore? La recente chiusura della prima personale italiana di Bill Viola al Palazzo delle Esposizioni ci fornisce l’occasione per indagare le modalità di allestimento e i servizi che hanno accompagnato una mostra dalle grandi ambizioni. La scalinata [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagrace.wordpress.com&amp;blog=1190008&amp;post=120&amp;subd=lagrace&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;">Come si espone la videoarte? Come si fruisce in un museo di un video della durata di due ore? La recente chiusura della prima personale italiana di Bill Viola al <a href="http://www.palazzoesposizioni.it" target="_blank">Palazzo delle Esposizioni</a> ci fornisce l’occasione per indagare le modalità di allestimento e i servizi che hanno accompagnato una mostra dalle grandi ambizioni.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;"><br />
</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;">La scalinata è ampia, lunga e bianca. BILL VIOLA – visioni interiori, dice a chiare lettere il muro di fondo e i passi dei visitatori riecheggiano di acque che scorrono e fuochi che ardono. Si salgono le scale, si entra nella prima sala, gli occhi ci mettono un po’ di tempo ad abituarsi al buio, ma poi si abituano e subito inizia la corsa per accaparrarsi un posto a sedere. La mostra è costituita da 16 opere tra installazioni di grande formato e video su schermo piatto che ripercorrono la carriera di Viola dal 1995 ad oggi. L’esposizione era caricata di grandi aspettative non solo perché è stata la prima occasione per vedere in Italia una personale dedicata all’artista, ma anche perché, riconoscendo Bill Viola come uno dei massimi videoartisti contemporanei, l’istituzione romana avrebbe potuto cogliere l’occasione per aprire qualche strada in merito a forme allestitive nuove e soprattutto adeguate ad una forma artistica per molti ancora pressoché sconosciuta come la videoarte. E invece niente.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;"><br />
</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;">In ogni sala le persone sono tante, assiepate, in piedi e i piedi dopo un po’ fanno male, sedute per terra a gambe incrociate, attente ad ogni minuscolo movimento che avviene sugli schermi, l’aria è tesa e tutto ciò lo si deve al potere delle immagini dense di Bill Viola, ma quanto a creare condizioni ottimali per la visione non si può dire che il Palazzo delle Esposizioni si sia speso in modo particolare. Persone che lottano per qualche centimetro di spazio sulle (pochissime) panchine, video lunghi, a volte molto lunghi, tanto che sommandone la durata se ne deduce che un visitatore avrebbe dovuto trascorrere nel museo romano più di sette ore per vederli tutti per intero. Video collocati sempre in zone di passaggio così che le persone passano davanti, coprono la vista ad altre persone, video che non si riesce mai a vedere dall’inizio e che nemmeno si riesce mai a capire se siano appena iniziati o se stiano per giungere alla fine.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;"><br />
</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;">Bill Viola ha detto spesso che i suoi schermi al plasma e LCD, che l’alta tecnologia di cui si serve non sono altro che uno strumento e che non è questo che definisce l’essenza del suo lavoro. L’artista newyorchese si sente come un odierno pittore che fa i conti col proprio tempo e che semplicemente si adegua al linguaggio di oggi. Ma come Bill Viola si adatta ai mezzi del XXI secolo, così anche chi li mette in mostra dovrebbe tenerne conto e capire che non ci sono più degli oggetti statici da fruire, bensì dei video che hanno un loro tempo, una loro durata e che non si può semplicemente far finta che non sia così. E allora il museo dovrebbe essere più simile ad un cinema? Forse. O intanto potrebbe aver senso dotarsi di dispositivi che indichino il minutaggio dei video per fornire al visitatore la possibilità di avere una visione più consapevole.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;"><br />
</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;">Quanto ai servizi, molta fila all’ingresso e un prezzo di accesso decisamente troppo alto. E’ anche vero che il biglietto consente di visitare tutte le mostre in corso, ma le esposizioni sono di tipologie così diverse e quindi anche con target così distanti (nel caso specifico, Bill Viola è accostato agli Etruschi) che si fa fatica a vedere questo biglietto integrato obbligato come un’opportunità invece che come un modo per fare qualche soldo in più. Anche il bookshop non è degno di nota, se non per note negative: catalogo come sempre troppo caro, pochi i testi sulla videoarte in generale e su Bill Viola in particolare e nessun gadget, nessuna cartolina, nessuna riproduzione delle opere, se non la locandina officiale. Unici punti a favore sono alcune copie del catalogo in consultazione all’interno del museo e un depliant informativo che riporta i dettagli tecnici (compresa la traduzione in italiano del titolo) di ogni opera. Tutto sommato, nessun passo in avanti. Sarà per la prossima volta.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;">Graziana Lucarelli</span></span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lagrace.wordpress.com/120/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lagrace.wordpress.com/120/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lagrace.wordpress.com/120/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lagrace.wordpress.com/120/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lagrace.wordpress.com/120/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lagrace.wordpress.com/120/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lagrace.wordpress.com/120/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lagrace.wordpress.com/120/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lagrace.wordpress.com/120/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lagrace.wordpress.com/120/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lagrace.wordpress.com/120/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lagrace.wordpress.com/120/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lagrace.wordpress.com/120/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lagrace.wordpress.com/120/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagrace.wordpress.com&amp;blog=1190008&amp;post=120&amp;subd=lagrace&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il Riccione TTV Festival in cerca di forme stabili</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jun 2008 07:26:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cos’è il Riccione TTV Festival? TTV = Teatro Televisione Video. La sigla la si deve a Franco Quadri che nel 1985 così cercava di riassumere lo spirito dell’evento. Oggi, alla soglia delle sue 20 edizioni, il festival porta il sottotitolo “Performing arts on screen” che meglio ne esplicita le finalità artistiche e che lo rende [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagrace.wordpress.com&amp;blog=1190008&amp;post=54&amp;subd=lagrace&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;">Cos’è il Riccione TTV Festival? TTV = Teatro Televisione Video. La sigla la si deve a Franco Quadri che nel 1985 così cercava di riassumere lo spirito dell’evento. Oggi, alla soglia delle sue 20 edizioni, il festival porta il sottotitolo “Performing arts on screen” che meglio ne esplicita le finalità artistiche e che lo rende internazionalmente riconoscibile e originale. Il suo obiettivo è quello di indagare il rapporto tra teatro, arti sceniche, arti visive e i nuovi media: video, film, televisione. In questo modo la proposta culturale arriva a spaziare tra video danza e video arte, tra film e programmi televisivi sulle arti performative, tra installazioni e mostre fotografiche, tutto per testimoniare che l’arte fatta con la concretezza degli oggetti, dei corpi, delle parole può rivivere e diventare qualcosa di uguale e al tempo stesso diverso quando viene fotografata, ripresa, montata.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> <span><span style="font-size:small;"><br />
La vita del Riccione TTV Festival è molto lunga e si intreccia fortemente con quella del Premio Riccione – in piedi già dal 1947 – e quella dell’associazione Riccione Teatro che sin dalla nascita ne è stata l’organizzatrice. Nel corso della sua lunga vita il festival riccionese ha vissuto fasi diverse, ha sperimentato formule diverse, ha scelto spazi diversi e tempi diversi per esprimersi. Il sito internet <a href="http://www.riccioneteatro.it" target="_blank">www.riccioneteatro.it</a> si mostra però piuttosto ermetico in riguardo. La storia del festival è brevemente descritta in una pagina dedicata, ma i programmi delle edizioni precedenti non sono consultabili; risulta così piuttosto complesso sondare le caratteristiche intervenute anno per anno, tanto più che delle edizioni precedenti alla 15a non v’è traccia in alcuno spazio del web.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> <span><span style="font-size:small;"><br />
Incollando insieme pezzetti di informazioni come pezzetti di un puzzle ritrovati in scatole diverse ne emerge che per le sue prime 15 edizioni il festival si è svolto con cadenza annuale a Riccione. Dal 2000 ad oggi molte sono state le variabili che sono state prese in considerazione, trasformate e spesso riportate alla forma precedente quando non si vedeva più l’utilità di quella nuova. L’unica che ha assunto stabilità durante questi ultimi anni e che è rintracciabile ancora oggi è la diversa cadenza dell’evento che da annuale è diventato biennale. Per il resto non c’è quasi nulla del festival che non sia stato messo in discussione e poi rivisto. Dal 2002 Bologna è diventata seconda sede del festival, solo che mentre nel 2002 ha ospitato il programma di danza, nelle due edizioni successive la discriminante è stata la provenienza degli artisti per cui il programma italiano è stato ospitato a Riccione e quello internazionale nel capoluogo. L’edizione 2008 è tornata nuovamente a svolgersi solo nella cittadina romagnola. Anche le date e la durata del festival sono notevolmente cambiate, oscillando tra marzo e luglio, tra uno e dodici giorni, tra una serie di giorni consecutivi e la formula di due weekend consecutivi.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> <span><span style="font-size:small;"><br />
2008. 19a edizione del Riccione TTV Festival. Dal 12 al 15 giugno l’evento si è svolto a Riccione proponendosi di indagare il tema dei confini. Nove sono i luoghi scelti per ospitare le varie attività, luoghi di tipologie diverse tra loro: il comunale Palazzo del Turismo, un hotel, un teatro, la sede di Riccione Teatro (un villino liberty circondato da un parco), lo stesso parco, una galleria d’arte, una ex colonia per bambini, una scuola elementare, una libreria. Tranne la colonia, tutte le location si concentrano nel centro cittadino, sono così facilmente raggiungibili a piedi e sono rese in qualche modo visibili, pur nel trambusto dell’estate riccionese. Perno della manifestazione il Palazzo del Turismo che accoglie la maggior parte delle proiezioni, videoinstallazioni e mostre del festival. Il piano terra, inoltre, è la sede dei vari incontri in programma e dell’ufficio stampa. Vien quasi voglia di perdonarli, quelli di Riccione Teatro, per le scarse informazioni sulla storia del festival ritrovabili sul sito internet quando ci si accorge del gran numero di materiali informativi che hanno prodotto: una scheda per ogni attività, il programma del festival e un pregevole catalogo di quasi 100 pagine, anch’esso distribuito gratuitamente, con editoriali, biografie, foto e ovviamente il calendario.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> <span><span style="font-size:small;"><br />
Dubbi? Perplessità? Sì, qualcuno sì. Il primo piano del Palazzo del Turismo ospita una serie di videoproiezioni riunite sotto il nome di <em>Focus sul Belgio</em>. L’allestimento, piuttosto accogliente, presenta un grande tappeto rotondo di simil erba ed al suo centro una serie di schermi davanti ai quali dei cuscini bianchi invitano gli spettatori a sedersi, ad infilare le cuffie a disposizione e a seguire il video proposto. Accanto ad ogni schermo una targhetta segnala il nome dei video <span> </span>(sempre più di uno per schermo) proiettati in loop. I video sono però molto lunghi ed è altamente improbabile avere la fortuna di sedersi nel momento in cui un video inizia. Ciò fa in modo che uno spettatore può guardare anche 5, 10, 15 minuti un video senza sapere di cosa si tratta e senza avere la possibilità di scoprirlo. Il secondo punto dolente riguarda sempre le proiezioni video, ma questa volontà del Villino Monti, sede di Riccione Teatro. Da programma è reso noto che nei giorni del festival  sono visionabili presso la videoteca dell’associazione alcuni dei video conservati in archivio. Presentatami al giusto posto alla giusta ora mi viene invece detto che no, che non posso chiedere uno dei video proposti, sedermi comodamente e guardarlo con interesse, no. Devo fare una richiesta scritta alla signorina di fronte a me e ripresentarmi il lunedì successivo. Solo la mattina però.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;">Graziana Lucarelli</span></span></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/lagrace.wordpress.com/54/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/lagrace.wordpress.com/54/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lagrace.wordpress.com/54/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lagrace.wordpress.com/54/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lagrace.wordpress.com/54/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lagrace.wordpress.com/54/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lagrace.wordpress.com/54/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lagrace.wordpress.com/54/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lagrace.wordpress.com/54/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lagrace.wordpress.com/54/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lagrace.wordpress.com/54/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lagrace.wordpress.com/54/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lagrace.wordpress.com/54/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lagrace.wordpress.com/54/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lagrace.wordpress.com/54/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lagrace.wordpress.com/54/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagrace.wordpress.com&amp;blog=1190008&amp;post=54&amp;subd=lagrace&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Musica nuova, musica francese</title>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2008 19:27:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si dice che i francesi non siano particolarmente ferrati in ambito musicale e a dimostrazione di questa tesi ci sarebbe il fatto che pochi sono i progetti francesi che riescono ad avere una forte risonanza all’estero. Forse per sfatare questo falso mito, l’Ambasciata di Francia in Italia e Culturesfrance, l’organismo ministeriale per la diffusione della [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagrace.wordpress.com&amp;blog=1190008&amp;post=47&amp;subd=lagrace&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;">Si dice che i francesi non siano particolarmente ferrati in ambito musicale e a dimostrazione di questa tesi ci sarebbe il fatto che pochi sono i progetti francesi che riescono ad avere una forte risonanza all’estero. Forse per sfatare questo falso mito, l’<a href="http://www.ambafrance-it.org" target="_blank">Ambasciata di Francia in Italia</a> e <a href="http://www.culturesfrance.com" target="_blank">Culturesfrance</a>, l’organismo ministeriale per la diffusione della cultura francese all’estero, hanno organizzato per i mesi di maggio e giugno 2008 <em><a href="http://www.suonafrancese.com">Suona francese</a></em>. Concepito sul modello dell’evento <em>Sounds French</em> tenutosi a New York nel 2003, i francesi hanno deciso questa volta di scegliere l’Italia come paese in cui allestire un festival tutto dedicato alla contemporaneità della musica d‘oltralpe.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> <span><span style="font-size:small;"><br />
In effetti, i rapporti franco-italiani in ambito culturale hanno una lunga tradizione e l’Ambasciata di Francia è particolarmente attiva da questo punto di vista. Il sito <a href="http://www.france-italia.it" target="_blank">www.france-italia.it</a>, dedicato specificatamente agli eventi della cultura francese che si svolgono in Italia, gode infatti di buona salute e con la sua ricca proposta dimostra che <em>Suona francese</em> non è che la logica prosecuzione di una serie di progetti di diffusione della cultura francese in Italia che hanno visto la luce negli ultimi anni: <em>Uni(di)versité</em> (evento biennale dal 2001), <em>La Francia si muove</em> (2004), <em>Face à face</em> (teatro contemporaneo, 2005-2008), <em>Luce di Pietra</em> (arte contemporanea, 2007).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> <span><span style="font-size:small;"><br />
Suona francese è sicuramente lodevole nell’intento di voler far conoscere in Italia le espressioni musicali francesi che, come si è già anticipato, soffrono di scarsa diffusione all’estero, e soprattutto di proporsi come “fonte potenziale di scambi artistici<span>”</span>. Interessante anche la scelta di usare come location degli eventi molti luoghi diversi e di nature diverse: teatri, chiese, palazzi storici, centri culturali. Peccato però che si tratti sempre di spazi istituzionali e che non ci sia una ricerca quanto a dimensioni che favoriscano una fruizione più libera e meno condizionata da forme culturali legate al passato. Questa scelta, pur nella sua scarsa modernità, risulta comunque pienamente in linea con la programmazione musicale oggetto del festival. Il direttore artistico Olivier Descotes definisce <em>Suona francese</em> come un evento volto a<span>  </span>presentare “<span>la creazione odierna nella sua piena diversità”, “senza esclusive né pregiudizi”. Un’analisi anche superficiale degli artisti e delle opere previste (già il termine <em>opere</em> è di per sé indicativo) è sufficiente invece per inquadrare le scelte musicali compiute come fuori dalla contemporaneità sia per motivi legati alla data di composizione dei brani musicali, sia perché appare evidente come l’attenzione sia concentrata sulla musica cosiddetta “colta”, evitando accuratamente le forme musicali più popolari e di grande diffusione. Un festival che si propone di diffondere “nuova musica” ma che nella realtà dei fatti programma solo musica del secolo scorso, non riuscendo così ad emanciparsi dall’ormai datato stereotipo per cui qualità e consenso del pubblico viaggiano su due binari separati. Sounds strange, don’t you think?</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;"><span>Graziana Lucarelli</span></span></span></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/lagrace.wordpress.com/47/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/lagrace.wordpress.com/47/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lagrace.wordpress.com/47/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lagrace.wordpress.com/47/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lagrace.wordpress.com/47/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lagrace.wordpress.com/47/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lagrace.wordpress.com/47/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lagrace.wordpress.com/47/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lagrace.wordpress.com/47/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lagrace.wordpress.com/47/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lagrace.wordpress.com/47/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lagrace.wordpress.com/47/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lagrace.wordpress.com/47/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lagrace.wordpress.com/47/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lagrace.wordpress.com/47/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lagrace.wordpress.com/47/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagrace.wordpress.com&amp;blog=1190008&amp;post=47&amp;subd=lagrace&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Bologna sperimenta nuove prospettive per le collezioni permanenti</title>
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		<pubDate>Sat, 10 May 2008 21:32:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>grace30</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A quasi un anno dalla sua inaugurazione, il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna – sta cercando di definire concretamente il rapporto col suo passato e col suo futuro. Sì perché, pur essendo un’istituzione molto giovane, il MAMbo non è che l’ultimo tassello del più ampio progetto della Galleria d’Arte Moderna. Con un occhio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagrace.wordpress.com&amp;blog=1190008&amp;post=45&amp;subd=lagrace&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;">A quasi un anno dalla sua inaugurazione, il <a href="http://www.mambo-bologna.org" target="_blank">MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna –</a> sta cercando di definire concretamente il rapporto col suo passato e col suo futuro. Sì perché, pur essendo un’istituzione molto giovane, il MAMbo non è che l’ultimo tassello del più ampio progetto della <a href="http://www.galleriadartemoderna.bo.it" target="_blank">Galleria d’Arte Moderna</a>. Con un occhio rivolto indietro e uno in avanti, ecco come il museo del capoluogo emiliano sta costruendo la propria identità.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> <span><span style="font-size:small;"><br />
La GAM – Galleria d’Arte Moderna – nasce a Bologna negli anni 20 e da quel momento ha sempre avuto una vita particolarmente instabile, se non altro per quel che riguarda la collocazione delle sue sedi espositive. Nata a Villa delle Rose, la Galleria è stata spostata negli anni 70 presso il quartiere fieristico, ha inglobato negli anni 90 la sede distaccata del Museo Morandi, per vedere infine la nascita della nuova sede del MAMbo nel maggio scorso.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> <span><span style="font-size:small;"><br />
Il MAMbo quindi, pur avendo nel contemporaneo la sua vocazione specifica, eredita dalla GAM un ingente patrimonio d’arte moderna con il quale è necessario fare i conti. Già il nome che l’istituzione ha scelto è abbastanza indicativo della volontà di vedere il contemporaneo come la tappa di un percorso che parte se non altro dalla seconda metà del Novecento e in questo la raccolta lasciata dalla GAM, per quanto cronologicamente frammentaria, può essere molto utile. Il punto cruciale da risolvere rimangono però le modalità con cui interagire con questo passato, le forme necessarie per valorizzare questo bagaglio artistico e per renderlo passaggio obbligato per comprendere le ragioni sociali e culturali alla base dell’arte contemporanea bolognese.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> <span><span style="font-size:small;"><br />
Le collezioni permanenti dei musei raramente attirano l’attenzione dei grandi pubblici. La logica dell’ ”evento” privilegia i vernissage, gli appuntamenti, le performance, le occasioni in cui “succede qualcosa”. Anche i direttori di museo hanno la loro parte di responsabilità in quanto scambiano le collezioni permanenti per luoghi in cui depositare le opere, con scarsa coerenza di allestimento, descritte da supporti rudimentali e ridotte informazioni di guida alla visita. Quasi a volersi affrancare da questa triste situazione, il MAMbo ha inaugurato il 15 marzo scorso una collezione che, seppur permanente per definizione, appare piuttosto dinamica nei fatti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> <span><span style="font-size:small;"><br />
L’ambiente della grande sala dei forni ospita contemporaneamente due progetti che vengono a sovrapporsi e confondersi e la cui identità singola non è purtroppo chiaramente esplicitata al pubblico. Tramite il volantino introduttivo alla visita e il sito internet è possibile però rintracciare le linee guida dei due progetti dalla cui unione nasce la collezione permanente del museo, ovvero Focus on Contemporary Italian Art e SpazioGAM. La prima sezione sviluppa il tema della ricerca artistica italiana contemporanea ed è composta da opere acquisite appositamente per essere messe in mostra nella collezione permanente del MAMbo. Grazie alla collaborazione di Unicredit Group, il museo propone un ambiente in costante movimento ed evoluzione in cui le opere vengono ciclicamente cambiate e l’allestimento non segue obbligati percorsi tematici o cronologici. Nel grande openspace le opere non si susseguono pedissequamente appese alle pareti, bensì creano spazi, atmosfere, usano nuove tecnologie, diventano contenitori per altre produzioni artistiche. SpazioGAM è un progetto, o meglio un insieme di progetti, che parte invece dalla opere provenienti dalla GAM e che si propone di individuare delle modalità innovative per portare luce su di esse. Nell’attuale allestimento, il progetto si compone di una sezione INTRO costituita da una quadreria che introduce idealmente ai lavori più contemporanei di Focus. Segue OPEN LIBRARY, uno spazio che vuole essere di approfondimento sui temi dell’arte e che incentiva i visitatori alla creazione di una biblioteca parallela a quella del museo mediante la donazione di libri. Infine, l’ala destra della sala è occupata da TOPICS, un’area adibita a mostre temporanee coerenti col tema della mostra permanente.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> <span><span style="font-size:small;"><br />
Dal 6 aprile scorso la mostra che occupa lo spazio di TOPICS è Regali e Regole: Prendere, dare, sbirciare nel museo di Stefano Arienti e Cesare Pietroiusti. Oltre ad alcuni lavori individuali, due sono i lavori comuni che attirano ed animano di più l’attenzione. Il primo è un’immensa parete, coperta da 2000 disegni originali dei due artisti, dalla quale ciascun visitatore può sceglierne uno da prendere con sé. Il secondo è una scultura composta da banconote da 50 euro raccolte tramite una sottoscrizione che frutterà ai partecipanti una quota dei proventi ottenuti tramite l’esposizione dell’opera. Le due produzioni di Arienti e Pietroiusti forniscono buoni stimoli sia per gli obiettivi che per le modalità artistiche utilizzate in quanto mettono in discussione lo statuto dell’opera d’arte, la sua autorialità, il ruolo del pubblico e il suo ampliamento/stravolgimento e il museo di certo non può rimanere inerme davanti a tutto ciò.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> <span><span style="font-size:small;"><br />
Il MAMbo dimostra in questo modo di saper ripensare la funzione della collezione permanente facendone strumento privilegiato della sperimentazione, affidandosi ad una struttura dinamica che, anche grazie al minor investimento economico rispetto alle mostre temporanee, sa essere più innovativa nelle sue ambizioni. Il visitatore della collezione permanente del museo bolognese viene sollecitato e coinvolto da un meccanismo vivo, plurimo e mutevole, da un spazio senza costrizioni in cui dialogano nuove e vecchie leve, all’emozione fanciullesca di poter portare a casa il giocattolo appena visto in vetrina.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;">Graziana Lucarelli</span></span></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/lagrace.wordpress.com/45/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/lagrace.wordpress.com/45/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lagrace.wordpress.com/45/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lagrace.wordpress.com/45/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lagrace.wordpress.com/45/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lagrace.wordpress.com/45/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lagrace.wordpress.com/45/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lagrace.wordpress.com/45/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lagrace.wordpress.com/45/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lagrace.wordpress.com/45/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lagrace.wordpress.com/45/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lagrace.wordpress.com/45/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lagrace.wordpress.com/45/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lagrace.wordpress.com/45/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lagrace.wordpress.com/45/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lagrace.wordpress.com/45/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagrace.wordpress.com&amp;blog=1190008&amp;post=45&amp;subd=lagrace&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Verso il primo Festival dell’Arte Contemporanea</title>
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		<pubDate>Sun, 04 May 2008 20:43:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>grace30</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Pier Luigi Sacco]]></category>

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		<description><![CDATA[Da molti mesi addetti ai lavori e appassionati d’arte fremono nell’attesa di un evento unico nel suo genere: il primo Festival di Arte Contemporanea. Dopo il convegno introduttivo dell’ottobre scorso, la presentazione ad Artefiera e a pochi giorni dalla pubblicazione online del programma, è possibile iniziare ad indagare il senso e le logiche dell’evento stesso. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagrace.wordpress.com&amp;blog=1190008&amp;post=41&amp;subd=lagrace&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;">Da molti mesi addetti ai lavori e appassionati d’arte fremono nell’attesa di un evento unico nel suo genere: il primo <a href="http://www.festivalartecontemporanea.it" target="_blank">Festival di Arte Contemporanea</a>. Dopo il convegno introduttivo dell’ottobre scorso, la presentazione ad Artefiera e a pochi giorni dalla pubblicazione online del programma, è possibile iniziare ad indagare il senso e le logiche dell’evento stesso.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;">La prima edizione del Festival di Arte Contemporanea si terrà a Faenza dal 23 al 25 maggio 2008. Il comitato scientifico è composto da Angela Vettese, direttrice della Galleria Civica di Modena, Carlos Basualdo, curatore del Philadelphia Museum of Art, e Pier Luigi Sacco, direttore di goodwill, il progetto dedicato al fundraising e ai distretti culturali evoluti che cura l’organizzazione del festival.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;">Ciò che colpisce in prima analisi è che, contrariamente alle lecite aspettative, Faenza decide di proporre un festival dedicato all’arte e al tempo stesso un festival “senza opere”. Vettese dà una spiegazione molto chiara in proposito: “In Italia, e forse non solo in Italia, l’arte contemporanea è talmente diffusa che c’è bisogno di tanta riflessione perché altrimenti si rischia di avere molte opportunità per vedere e pochissime opportunità per capire ciò che gli artisti ci vogliono raccontare e per collocare storicamente ciò che stiamo godendoci esteticamente, ma raramente capendo in termini di storia della cultura.”</span><a name="_ftnref1" href="http://lagrace.wordpress.com/wp-admin/#_ftn1"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:12pt;">[1]</span></span></span></span></a><span style="font-size:small;"> Sacco fornisce poi un’ulteriore chiave di lettura per la scelta di non contemplare attività espositive, chiave che giustifica pienamente la progettualità del festival anche dal punto di vista economico: “Questo è un buon modo per inserirsi in un ambito così concorrenziale come il mercato dei festival artistici e permette anche di limitare il budget. È una presenza unica e noi crediamo che il movimento generale ne avesse bisogno.”</span><a name="_ftnref2" href="http://lagrace.wordpress.com/wp-admin/#_ftn2"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:12pt;">[2]</span></span></span></span></a><span style="font-size:small;"> La presenza del festival di Faenza è davvero unica in quanto, concentrandosi su un programma di parola, si pone concretamente a metà strada tra i festival artistici e i festival culturali. Un festival, quindi, che non mette in mostra l’arte, bensì che la indaga, la studia, la capisce.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;">Ma per cogliere appieno il senso e le specificità di questo progetto è necessario approfondire alcune parole di Sacco che mettono in luce lo stretto rapporto tra l’evento nascente e la città che lo ospita: “L’idea di tenere a Faenza un festival dell’arte contemporanea non è nata semplicemente dall’esigenza di trovare una location, cioè un luogo qualunque che potesse ospitare, magari in modo suggestivo, la manifestazione. In realtà Faenza sta facendo un percorso molto importante di sviluppo legato alla cultura. Questo festival è parte di una strategia più ampia e più complessa che sta coinvolgendo tutto il mondo delle associazioni locali e tutto il sistema territoriale.”</span><a name="_Ref195276272"></a><a name="_ftnref3" href="http://lagrace.wordpress.com/wp-admin/#_ftn3"><span><span class="MsoFootnoteReference"><span><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:12pt;">[3]</span></span></span></span></span></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;">La città di Faenza, infatti, ha dato vita nel 2006 al progetto <span>Moto d’idee &#8211; Faenza verso il distretto culturale evoluto</span>, elaborato da goodwill e con la direzione scientifica di Sacco. Il progetto, di cui il Festival dell’Arte Contemporanea fa parte, è nato <span>con l’ambizioso obiettivo di fare della cittadina romagnola il primo distretto culturale evoluto in Italia</span>. Secondo il Rapporto Figel, promosso nel 2006 dalla Commissione europea, il passaggio dall’economia industriale all’economia della conoscenza definisce i comparti della produzione culturale come quelli che meglio possono rispondere alle esigenze di sviluppo locale. Per questo motivo Faenza si propone di usare una logica di pianificazione strategica della cultura per produrre innovative sinergie tra i settori produttivo, formativo e culturale. A questo scopo sono stati creati quattro gruppi di lavoro (di cui uno dedicato alla gestione del festival) composti da attori del tessuto sociale, politico, economico e formativo della città.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;">Il primo Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza si presenta allora come una possibilità di sperimentazione di un modello di sviluppo partecipato del territorio e allo stesso tempo, focalizzando l’attenzione sul sistema internazionale dell’arte, come un’occasione decisiva per far crescere l’immagine esterna della città: “Noi vogliamo che questo festival sia non soltanto un momento per discutere delle idee e dei punti di vista più avanzati nel dibattito odierno dell’arte contemporanea, ma anche un modo per far scoprire al mondo dell’arte contemporanea una città come Faenza che, credendo nella cultura, sta attuando una prospettiva di coinvolgimento dei suoi cittadini e del suo territorio che in questo momento, non soltanto in Italia, è difficile trovare.”</span><a name="_ftnref4" href="http://lagrace.wordpress.com/wp-admin/#_ftn4"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:12pt;">[4]</span></span></span></span></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;">Graziana Lucarelli </span></span></p>
<div>
<hr size="1" />
<div id="ftn1">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin:0;"><a name="_ftn1" href="http://lagrace.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref1"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:10pt;">[1]</span></span></span></span></a><span style="font-size:x-small;font-family:Times New Roman;"> “Festival dell’arte di Faenza”su Exibart.tv</span></p>
</div>
<div id="ftn2">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin:0;"><a name="_ftn2" href="http://lagrace.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref2"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:10pt;">[2]</span></span></span></span></a><span style="font-size:x-small;font-family:Times New Roman;"> Dal convegno “Moving forward” tenutosi a Faenza il 6 ottobre 2007</span></p>
</div>
<div id="ftn3">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin:0;"><a name="_ftn3" href="http://lagrace.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref3"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:10pt;">[3]</span></span></span></span></a><span style="font-size:x-small;font-family:Times New Roman;"> “Festival dell’arte di Faenza”su Exibart.tv</span></p>
</div>
<div id="ftn4">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin:0;"><a name="_ftn4" href="http://lagrace.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref4"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:10pt;">[4]</span></span></span></span></a><span style="font-size:x-small;font-family:Times New Roman;"> Ibidem</span></p>
</div>
</div>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/lagrace.wordpress.com/41/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/lagrace.wordpress.com/41/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lagrace.wordpress.com/41/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lagrace.wordpress.com/41/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lagrace.wordpress.com/41/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lagrace.wordpress.com/41/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lagrace.wordpress.com/41/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lagrace.wordpress.com/41/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lagrace.wordpress.com/41/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lagrace.wordpress.com/41/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lagrace.wordpress.com/41/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lagrace.wordpress.com/41/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lagrace.wordpress.com/41/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lagrace.wordpress.com/41/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lagrace.wordpress.com/41/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lagrace.wordpress.com/41/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagrace.wordpress.com&amp;blog=1190008&amp;post=41&amp;subd=lagrace&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La metafora del palloncino colorato</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Mar 2008 16:03:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fino al 30 Marzo la Galleria Civica di Modena ospita la doppia personale di Runa Islam e Tobias Putrih. Un esperimento più unico che raro quello tentato dall’istituzione emiliana, la quale ha fatto confluire in un’unica mostra dal titolo “Lost Cinema Lost” il lavoro di due artisti molto distanti sia per provenienza geografica che artistica. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagrace.wordpress.com&amp;blog=1190008&amp;post=38&amp;subd=lagrace&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;">Fino al 30 Marzo la <a href="http://www.comune.modena.it/galleria" target="_blank">Galleria Civica di Modena</a> ospita la doppia personale di Runa Islam e Tobias Putrih. Un esperimento più unico che raro quello tentato dall’istituzione emiliana, la quale ha fatto confluire in un’unica mostra dal titolo “Lost Cinema Lost” il lavoro di due artisti molto distanti sia per provenienza geografica che artistica. Tema dell’esposizione è il cinema, la visione, la rappresentazione, così che le immagini di Runa Islam vengono proiettate nei preziosi contenitori/cinema concepiti da Tobias Putrih.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;"><br />
Il momento in cui la collaborazione si fa più intensa e coinvolgente è sicuramente “What is a thought experiment, anyhow?” e il relativo screening space. La videomaker di origine bangladeshi sofferma la camera su lunghe riprese di palloncini, colorati di mille colori, che si muovono, entrano, escono dall’inquadratura, scoppiano, rimbalzano. Scoppiano e producono rumori assordanti, come esplosioni o fucilate, rimbalzano e invadono l’imponente scalone dello IASPIS di Stoccolma. Cercano di buttar giù le pesanti e grevi sculture marmoree, provano a spingere, a sommergere, ma non ci riescono. Se non altro, però, riescono a rendere il museo d’arte antica estraneo a se stesso, con linee curve, tonde, infinite e con il colore, tanti colori. Putrih accompagna il video con altrettanta soavità e leggerezza perchè “l’ultima cosa che si vuole quando si costruisce un ambiente per la proiezione è di opprimere la proiezione stessa”. Si serve di niente: cartone, scotch, truciolato, polistirolo, filo da pesca. Ma l’effetto è quello di una Disneyland libera dall’oppressione, dalla forzatura dettata dall’effetto speciale. Qui si vive invece di sana concretezza, o meglio, di una concreta leggerezza. Non ci sono ammiccamenti, né colpi bassi, solo una serie di cunicoli claustrofobici e immensi insieme, dove la luce e il colore introducono al lavoro della Islam.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;"><br />
Il palloncino colorato come il cinema, allora. Piccolo gioco illusionistico che crea grande stupore, condivisione. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<div></div>
<div><span></span></div>
<p><span><span style="font-size:small;"></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">E nel confrontarsi coi palloncini di questa piccola/grande mostra è impossibile non associarli alle superfici fitte di pallini colorati portate alla Galleria Civica da Yayoi Kusama non più di un anno fa. I suoi milioni di pallini colorati alleggeriscono, divertono, ma allo stesso tempo spalancano una porta su un mondo distorto, allucinato. Sono invasivi i pallini della Kusama, invasivi e opprimenti. Anche l’artista giapponese, però, in fondo non vuole che proporre un’alternativa, quella di una vita invasa da figure sferiche, colorate e in movimento. Destabilizzanti. E così viene forse spontaneo chiedersi: è sicuro che questa sia la scelta migliore? No, non è sicuro, ma se non altro è un&#8217; altra scelta.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">Graziana Lucarelli</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p></span></span></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/lagrace.wordpress.com/38/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/lagrace.wordpress.com/38/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lagrace.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lagrace.wordpress.com/38/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lagrace.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lagrace.wordpress.com/38/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lagrace.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lagrace.wordpress.com/38/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lagrace.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lagrace.wordpress.com/38/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lagrace.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lagrace.wordpress.com/38/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lagrace.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lagrace.wordpress.com/38/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lagrace.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lagrace.wordpress.com/38/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagrace.wordpress.com&amp;blog=1190008&amp;post=38&amp;subd=lagrace&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Buone pratiche (parigine) di valorizzazione dell&#8217;arte contemporanea</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Feb 2008 20:53:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>grace30</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musei]]></category>
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		<description><![CDATA[I più importanti centri d’arte contemporanea dettano legge e attirano pubblico? E allora anche i musei “non contemporanei” si attrezzano. Dal Petit Palais, museo di belle arti parigino, è arrivata una mostra che, unendo nuovo e vecchio insieme, arte antica e arte contemporanea, ha creato inedite e sorprendenti combinazioni. Non è un mistero che oggi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagrace.wordpress.com&amp;blog=1190008&amp;post=37&amp;subd=lagrace&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;">I più importanti centri d’arte contemporanea dettano legge e attirano pubblico? E allora anche i musei “non contemporanei” si attrezzano. Dal Petit Palais, museo di belle arti parigino, è arrivata una mostra che, unendo nuovo e vecchio insieme, arte antica e arte contemporanea, ha creato inedite e sorprendenti combinazioni.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;"><br />
Non è un mistero che oggi l’arte contemporanea è di gran moda, tanto di moda che numerosi sono gli amministratori locali che pensano sia sufficiente infilare qualche strano oggetto in un atrio per dimostrare la propria modernità. Contemporaneamente, ma sul versante opposto, vige tra gli addetti ai lavori la tacita convinzione che le proposte di qualità passino necessariamente attraverso quei pochi luoghi nati con la specifica vocazione di indagare la creazione artistica contemporanea. In Italia l’arte contemporanea conta ancora troppo poco, sposta ancora troppi pochi soldi perché questa sensazione sia palpabile, ma all’estero, dove la situazione è in alcuni casi differente, la si sente nell’aria. Così a Parigi, indiscussa capitale dell’arte, sembra che le buone pratiche di arte contemporanea non possano che arrivare dal Centre Pompidou o dal Palais de Tokyo e s’ignorano o quasi altri progetti che, proprio perché provenienti da mondi “altri” rispetto a quello in parte incomprensibile dell’arte contemporanea, possono invece avere maggiore autenticità e magari rischiare qualcosa in più in termini d’innovazione e di coinvolgimento del pubblico. Prova ne sia l’ultima esposizione del <a href="http://www.petitpalais.paris.fr" target="_blank">Petit Palais</a>.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> <span><span style="font-size:small;"><br />
Spesso snobbato dal turista in quanto surclassato per fama dai più celebri musei nazionali del Louvre e d’Orsay, il Petit Palais ha sede sugli Champs-Elysées e raccoglie antichità e arte europea dal Medioevo all’inizio del Novecento. Il 6 ottobre scorso, in concomitanza con Nuit Blanche, ha inaugurato la mostra <em>Intrusions au Petit Palais</em>. Il titolo ha colto perfettamente lo spirito dell’esposizione: si è trattato infatti di una vera e propria “intromissione” di opere d’arte contemporanea all’interno dell’allestimento della collezione permanente. L’occhio del visitatore di dipinti ottocenteschi ha vissuto così di reale sorpresa nel trovare, tra un Courbet e un Delacroix, il panorama di un’isola ghiacciata di un mare del nord, o a fianco di una scultura di donna mollemente adagiata un elefantino di legno che si accinge a salire su un rullo. L’appassionato d’arte contemporanea si è mosso invece divertito, alla ricerca dell’ennesima “intrusione”, che poteva celarsi in una vetrina del bookshop così come in mezzo ai vasi greci. Collocate all’interno del contesto di un museo di belle arti, queste opere di giovani artisti hanno goduto quindi di un duplice valore aggiunto: da un lato si offrono alla vista di un pubblico verosimilmente neofita rispetto all’arte contemporanea e dall’altro acquistano nuove chiavi di lettura, proprio grazie al confronto con opere del passato.</span></span></p>
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<div><span></span></div>
<p><span><span style="font-size:small;"></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">Se l’idea di accostare l’arte contemporanea ad opere d’arte antica e moderna non è invenzione del Petit Palais (si veda l’esperienza ormai triennale delle mostre denominate <em>Contrepoints</em> del Louvre), l’esperienza di <em>Intrusions</em> è stata comunque decisamente innovativa. Per quel che riguarda la fruizione, è apparso finalmente concreto l’obiettivo di portare il visitatore “verso” l’arte contemporanea, obiettivo puntualmente espresso dai curatori e altrettanto puntualmente non raggiunto. Gli strumenti adottati sono stati semplici ma efficaci. Tanto per cominciare la mostra è stata gratuita e, sempre gratuitamente, si potevano ricevere la brochure dell’esposizione, fare visite guidate e scaricare i podcast di tre possibili percorsi di visita. Non male per un museo di belle arti. Inoltre, tutte le opere in mostra appartengono allo Fmac, Fondo municipale d’arte contemporanea, che raccoglie lavori di artisti che vivono nella capitale. Un modo quindi, queste “intrusioni”, per portare l’arte contemporanea a vasti pubblici e allo stesso tempo per far conoscere gli artisti del proprio territorio. I risultati, anche in termini quantitativi, non hanno esitato ad arrivare: la mostra è stata prolungata di un mese, con un pubblico che ha raggiunto quasi le 80.000 presenze.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">Graziana Lucarelli</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">Fonte: <a href="http://www.tafter.it" target="_blank">Tafter.it</a></p>
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<p></span></span></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/lagrace.wordpress.com/37/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/lagrace.wordpress.com/37/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lagrace.wordpress.com/37/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lagrace.wordpress.com/37/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lagrace.wordpress.com/37/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lagrace.wordpress.com/37/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lagrace.wordpress.com/37/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lagrace.wordpress.com/37/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lagrace.wordpress.com/37/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lagrace.wordpress.com/37/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lagrace.wordpress.com/37/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lagrace.wordpress.com/37/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lagrace.wordpress.com/37/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lagrace.wordpress.com/37/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lagrace.wordpress.com/37/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lagrace.wordpress.com/37/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagrace.wordpress.com&amp;blog=1190008&amp;post=37&amp;subd=lagrace&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La febbre dell&#8217;arte</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Feb 2008 16:09:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>grace30</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arte fiera, Arte fiera off, Art first, Art white night. Bologna è stata contagiata dalla febbre dell’arte, una febbre che parte dal quartiere fieristico per allargarsi a dismisura tra gallerie, musei, palazzi pubblici, fino a raggiungere l’aeroporto della città.     La fiera d’arte bolognese, sulla scia delle analoghe manifestazioni nazionali, si è trasformata negli [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagrace.wordpress.com&amp;blog=1190008&amp;post=36&amp;subd=lagrace&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;"><a href="http://www.artefiera.bolognafiere.it" target="_blank">Arte fiera</a>, Arte fiera off, Art first, Art white night. Bologna è stata contagiata dalla febbre dell’arte, una febbre che parte dal quartiere fieristico per allargarsi a dismisura tra gallerie, musei, palazzi pubblici, fino a raggiungere l’aeroporto della città.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;">La fiera d’arte bolognese, sulla scia delle analoghe manifestazioni nazionali, si è trasformata negli ultimi anni da un appuntamento di settore in un evento che vanta tra il suo pubblico ampissime fette di non addetti ai lavori. Studenti, appassionati, giovani dalle grandi ambizioni si ritrovano così ad affollare gli immensi padiglioni e a vagare tra opere di spesso discutibile qualità, caffetterie, dibattiti. L’offerta si è fatta molto vasta, sia dentro che fuori le porte del quartiere fieristico. “Dentro” si ha l’occasione di partecipare ad incontri, presentazioni di libri, di premi, conversazioni con artisti, visite guidate, ma è forse il “fuori” che fa la differenza. Arte fiera si è dotata di un programma <em>off</em>, proprio come i migliori festival. Il programma prevede una serie di installazioni in musei, cortili ed edifici del centro storico cittadino, una notte bianca dell’arte con negozi, musei, gallerie aperte (e tanto di spettacolo pirotecnico conclusivo) e una serie di eventi tra cui mostre, il festival Netmage, performances, incontri sul tema dell’arte, organizzati dalle principali istituzioni culturali di Bologna e di alcune province limitrofe.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;"><br />
Due sono le linee guida che sembra stiano alla base di questa rinnovata dimensione di Arte fiera. Innanzitutto tende sempre di più a farsi strada l’anima culturale dell’evento. Nonostante la manifestazione nasca come una fiera, ovvero principalmente come un momento di compravendita, la sensazione è che si punti a focalizzare l’attenzione più che altro sull’aspetto di promozione artistica, così che si organizzano visite guidate e si dissemina la città di occasioni di fruizione d’arte fini a se stesse (non a caso il titolo del progetto è Bologna Art first – l’arte prima di tutto). Il valore commerciale della manifestazione si perde un po’ di vista e si visita la fiera come un’enorme mostra senza regole. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> <span><span style="font-size:small;"><br />
Il secondo aspetto riguarda invece il coinvolgimento dei più importanti enti di produzione e promozione d’arte contemporanea della città con eventi collaterali. L’idea di base è quella di fare “rete”, di proporre un’offerta culturale coordinata, di costruire una maglia stretta di possibilità. In questo modo si punta a far promozione non ad un singolo evento, ma ad un territorio con tutti gli attori che in esso lavorano. Già da tempo si pensa a Bologna come ad una città che potrebbe rafforzare la propria vivacità organizzandosi in un distretto culturale e recentemente si è iniziato a parlare della ZonaMambo come nucleo centrale intorno al quale poter iniziare a riflettere. Arte fiera ha dimostrato, almeno per il tempo di un weekend, che una collaborazione stabile è possibile. Ora, volendolo, si tratta di continuare per questa strada.</span></span></p>
<div></div>
<div><span></span></div>
<p><span><span style="font-size:small;"></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">Graziana Lucarelli</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">Fonte: <a href="http://www.tafter.it" target="_blank">Tafter.it</a></p>
<p> </p>
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<p></span></span></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/lagrace.wordpress.com/36/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/lagrace.wordpress.com/36/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lagrace.wordpress.com/36/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lagrace.wordpress.com/36/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lagrace.wordpress.com/36/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lagrace.wordpress.com/36/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lagrace.wordpress.com/36/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lagrace.wordpress.com/36/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lagrace.wordpress.com/36/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lagrace.wordpress.com/36/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lagrace.wordpress.com/36/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lagrace.wordpress.com/36/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lagrace.wordpress.com/36/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lagrace.wordpress.com/36/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lagrace.wordpress.com/36/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lagrace.wordpress.com/36/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagrace.wordpress.com&amp;blog=1190008&amp;post=36&amp;subd=lagrace&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il destino di Barney e Beuys al Guggenheim</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Sep 2007 10:38:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ALL IN THE PRESENT MUST BE TRANSFORMED: MATTHEW BARNEY AND JOSEPH BEUYS « La mostra, curata da Nancy Spector, Curatore capo del Museo Solomon R. Guggenheim, New York, mette in rilievo le affinità esistenti tra l’opera di due artisti, che, sebbene appartenenti a generazioni e geografie diverse, condividono alcuni interessi chiave sia estetici che concettuali. La [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagrace.wordpress.com&amp;blog=1190008&amp;post=35&amp;subd=lagrace&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family:'Bookman Old Style';"><strong>ALL IN THE PRESENT MUST BE TRANSFORMED: MATTHEW BARNEY AND JOSEPH BEUYS</strong> </span></p>
<p><span style="font-family:'Bookman Old Style';"><span class="testoblack1"><span style="font-size:12pt;color:#333333;">«</span></span> </span>La mostra, curata da Nancy Spector, Curatore capo del Museo Solomon R. Guggenheim, New York, mette in rilievo le affinità esistenti tra l’opera di due artisti, che, sebbene appartenenti a generazioni e geografie diverse, condividono alcuni interessi chiave sia estetici che concettuali. La mostra prende in esame l’uso metaforico dei materiali, l’attenzione per la metamorfosi, e la relazione tra l’azione e la sua documentazione nella pratica dei due artisti. Sono, inoltre, messe in luce alcune fondamentali differenze d’ordine filosofico tra Matthew Barney e Joseph Beuys, alimentate dalla divisione tra pensiero moderno e postmoderno, che ampliano ulteriormente la nostra comprensione delle singole opere dei due artisti. La mostra è resa possibile grazie a RIGroup. Ulteriore contributo offerto da Deutsche Bank <span class="testoblack1"><span style="font-size:12pt;color:#333333;">»</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;">Questo il testo di presentazione della mostra da poco conclusasi al <a href="http://www.guggenheim-venice.it" target="_blank">Guggenheim di Venezia</a>. Come si può leggere chiaramente, l’esposizione si è posta l’obiettivo di evidenziare punti di contatto e di divergenza tra i due artisti, sia a livello di logiche creative che di tecniche di esecuzione. Ovviamente, prima di procedere ad un qualsiasi confronto, è necessario conoscere e capire le opere di per sé: i lavori esposti erano per la maggior parte tratti da progetti più ampi, indi per cui l’operazione di decodifica degli stessi, prima ancora del paragone tra i due artisti, non era operazione semplice se non per il visitatore molto esperto in materia. Dirò subito la mia opinione in proposito, senza ulteriori preamboli: temo che il Guggenheim non sia riuscito nell’intento che si proponeva e questo non per una scelta poco adeguata delle opere (io d’altronde non avrei le competenze necessarie per stabilirlo), bensì per infelici scelte di allestimento e di servizi informativi.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> <span><span style="font-size:small;"><br />
Per quel che riguarda la fruizione dei lavori in mostra, è apparso lampante (almeno ai miei occhi) come gli spazi del Palazzo Venier non abbiano reso giustizia a opere imponenti quali <em>Pompa al miele sul posto di lavoro</em> di Beuys e <em>Chrysler Imperial</em> di Barney. Gli spazi, di dimensioni decisamente troppo esigue, non<span>  </span>permettevano in alcun modo al visitatore di portare uno sguardo d’insieme. Anche le fotografie riportate sul catalogo lo dimostrano, mostrando allestimenti precedenti aventi un respiro molto più ampio. Altra pecca ingiustificabile è la disposizione degli schermi che proiettavano i video delle performance dei due artisti. Essi erano appesi al soffitto e il visitatore interessato a seguire le proiezioni non aveva altra possibilità che starsene in piedi, con la testa verso l’alto, per almeno 20 minuti a video. Una condizione a dir poco scomoda e tutt’altro che allettante. Ad aggravare ulteriormente questo panorama si aggiunga il valore imprescindibile dei filmati ai fini della mostra: gli oggetti presentati dai due artisti erano per la maggior parte stati usati nelle performance mostrate nei video e i disegni esposti erano bozze preparatorie delle stesse.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> <span><span style="font-size:small;"><br />
La situazione non migliora se si considerano i servizi informativi, anzi, lascia atterriti la volontà quasi esplicita (è piuttosto difficile pensare il contrario) di non voler comunicare col visitatore. Ma procediamo con ordine. Il depliant introduttivo alla mostra fornito all’ingresso riportava gli stessi testi collocati sui pannelli descrittivi delle sale, e già questo fa capire come l’informazione non si sprecasse. Inoltre, ogni sala era corredata da un&#8217;unica scheda affissa al muro. Queste schede, oltre al loro esiguo numero, si distinguevano in particolar modo per il loro linguaggio specialistico e del tutto non accessibile al visitatore medio. E’ quasi strabiliante la capacità con cui i redattori del Guggenheim siano riusciti a produrre testi massimamente contorti e indecifrabili. Ciò mi induce a pensare senza troppe riserve che questa sia stata una scelta consapevole, dettata probabilmente dal falso mito, purtroppo ancora in voga, per cui un linguaggio ostico è sinonimo di un elevato livello culturale del prodotto descritto. Fatto sta che il risultato ottenuto è stato il seguente: facce smarrite, visitatori distratti che si trascinavano indolenti tra le opere, i più ostinati si rivolgevano al personale desiderosi di conoscenza, nessuno sostava col naso in sù a guardare i video per più di qualche minuto. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> <span><span style="font-size:small;"><br />
L’incongruenza più grande, in realtà quasi comica per la sua assurdità, riguarda però i bookshop. In effetti il Guggenheim di Venezia è fornito di due bookshop, uno accessibile dall’esterno e uno dall’interno del museo. L’unico dei due a possedere materiali inerenti alla mostra è quello interno e ciò è in fondo piuttosto comprensibile, se non fosse che al suddetto bookshop si può accedere solo dopo avere depositato al guardaroba borse ed effetti personali (e ovviamente, spesso e volentieri, anche il portafogli). Ci si trova così a visitare un bookshop senza avere la possibilità di acquistare niente e chi pensa, come la sottoscritta, di trovare gli stessi materiali nel negozio esterno rimane amaramente deluso.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> <span><span style="font-size:small;"><br />
Nulla di positivo quindi nella mostra su Beuys e Barney al Guggenheim? No, la visita vale comunque la pena per diverse ragioni: per la pace che si respira nel giardino interno, al riparo dal sole tra grossi alberi e piccole statue, lo sciabordio dell’acqua sui gradini della terrazza affacciata sul Canalgrande, la matericità del gel di petrolio di Barney e del grasso di Beuys, ma questa è probabilmente un’altra storia.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;">Graziana Lucarelli</span></span></p>
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<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/lagrace.wordpress.com/35/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/lagrace.wordpress.com/35/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lagrace.wordpress.com/35/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lagrace.wordpress.com/35/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lagrace.wordpress.com/35/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lagrace.wordpress.com/35/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lagrace.wordpress.com/35/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lagrace.wordpress.com/35/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lagrace.wordpress.com/35/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lagrace.wordpress.com/35/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lagrace.wordpress.com/35/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lagrace.wordpress.com/35/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lagrace.wordpress.com/35/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lagrace.wordpress.com/35/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lagrace.wordpress.com/35/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lagrace.wordpress.com/35/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagrace.wordpress.com&amp;blog=1190008&amp;post=35&amp;subd=lagrace&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La Notte Rosa dà vita nuova alla Riviera</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jul 2007 08:03:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>grace30</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Gnassi]]></category>
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		<category><![CDATA[graziana lucarelli]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;">Quella tra il 30 giugno e l’1 luglio non è stata una notte come le altre per chi l’ha vissuta in una delle mete più ambite del turismo estivo all’italiana, la Riviera Romagnola. Il nome scelto per l’evento è <a title="La Notte Rosa" href="http://www.lanotterosa.it" target="_blank"><em>La Notte</em><em> Rosa</em></a>, nome che non spicca in originalità, anzi che sicuramente gioca sull’effetto traino derivante dalla vicinanza al nome dell’ormai celebre e consolidata manifestazione de <em>La Notte</em><em> Bianca</em>. Nonostante questo escomotage utilizzato dagli organizzatori, rimane però la curiosità di capire a cosa si deve la scelta proprio del colore rosa come simbolo dell’evento. Va detto innanzitutto che la selezione della proposta artistica e di animazione è strettamente legata a questa idea cromatica che caratterizza la notte in questione. Il colore rosa lo si è visto un po’ ovunque: nelle magliette realizzate per l’occasione, nei palloncini, nell’illuminazione pubblica, nei fuochi d’artificio, nei fiocchi e fiocchetti collocati in ogni dove. Molto lo si deve sicuramente anche all’iniziativa dei privati, dei ristoratori, dei negozianti che hanno voluto segnalare la loro partecipazione tirando fuori dall’armadio (o dal magazzino) quanto di più rosa contenesse. Andrea Gnassi, assessore della Provincia di Rimini, così motiva la scelta: “La Notte è Rosa perché esprime l’identità di questa Riviera, luogo di accoglienza e ospitalità, di sentimenti e di relazioni” (<a href="http://www.lanotterosa.it/data/press4_comunicatorosa2007%20_2_.pdf">comunicato stampa del 12/06/2007</a>). La spiegazione è plausibile ma, analizzando la serie di attività proposte, ci si accorge facilmente che un altro significato è attribuito al colore rosa, ovvero quello che lo rende da sempre simbolo del sesso femminile. Le diverse le iniziative riservate ad un pubblico di sole donne hanno contributo così a veicolare l’evento anche come una tacita “festa delle donne”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;"><br />
Ma torniamo all’idea di fondo. Il rosa essenzialmente come un modo per rappresentare la voglia d’incontrarsi, di conoscersi, di socializzare. Ma da cosa nasce la necessità di sottolineare con un evento del genere il ruolo della Riviera come “luogo di accoglienza e ospitalità, di sentimenti e di relazioni”? Non è compito di ogni posto di villeggiatura che si rispetti quello di fornire un’adeguata accoglienza? E la Riviera, meta privilegiata di vacanza per italiani e stranieri, non è già sufficientemente connotata valorialmente a questo livello? Gnassi ha dato una spiegazione molto chiara ed eloquente dei motivi che hanno condotto le amministrazioni locali in questa direzione, per questo motivo la riporto fedelmente: “Ci siamo dati un obiettivo. Riposizionare la Riviera sui mercati italiani e esteri. E siamo partiti da un’analisi. La riviera è fatta almeno di due elementi: il prodotto turistico materiale (la spiaggia, la fiera, i parchi divertimento); il prodotto turistico immateriale: le emozioni, il segno lasciato nell’immaginario collettivo, il desiderato che non si trova nella vita di tutti i giorni. Negli ultimi anni abbiamo innovato l’elemento materiale. Ma sul sogno e l’emozione la fotografia scattata negli anni Novanta che ci identificava con il divertimentificio, la notte oscura e la trasgressione, ancora non dava conto dei cambiamenti avvenuti e della capacità di innovazione. Con <em>La Notte Rosa</em> la Riviera si è riappropriata della sua innata capacità di essere leader e produttrice di tendenze. Abbiamo comunicato ciò che siamo. E cioè che la nostra terra è fatta di verità nei rapporti tra le persone, qui non sei un numero ma un nome e cognome, la socializzazione è la nostra via per interpretare anche il desiderio di vivere la musica, la festa, la notte” (<a href="http://www.lanotterosa.it/data/press13_.pdf">comunicato stampa del 26/06/2007</a>).</span></span> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;"><br />
Parole decisamente esplicite che quasi non hanno bisogno di essere commentate. La manifestazione si propone quindi una finalità precisa e nasce da un’esigenza concreta, quella di investire la località di nuovi valori per puntare ad un target rinnovato: non più solo sballo e discoteche, ma anche e sempre di più relazionalità, socialità, incontro. Obiettivo chiaro e ben definito. Vediamo ora se da un’esperienza personale è possibile dedurre qualche elemento sui risultati ottenuti o se non altro sul riscontro generale dell’evento. La mia <em>Notte Rosa</em> si è svolta a Cattolica, più precisamente nei pressi di Piazza I Maggio, dove c’era in programma il concerto di Vocintransito, Quintorigo, Amalia Gré e Nada. Il concerto si è svolto come previsto e, dato il numero non eccessivo di spettatori, si è creata anche una certa atmosfera empatica tra artisti e pubblico. Fino alle 02.00, ora in cui è terminato il concerto di Nada, Cattolica è stata invasa da famiglie e ragazzi, soprattutto del posto. Il clima era cordiale, aperto, un po’ come una festa di paese, coi vecchi seduti sulle panchine e i bambini che si nascondevano dietro le gambe degli sconosciuti. Tutto molto conforme con l’idea di Riviera che voleva essere veicolata.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">Una mezza delusione è subentrata però alla fine del concerto quando la piazza, già non troppo gremita, si è lentamente svuotata, i negozi hanno abbassato le serrande, le luci si sono spente, la festa è finita. <em>La Notte</em><em> Rosa</em> di Cattolica è stata questo, non molto di più di un concerto di piazza. Non c’è dubbio che Cattolica non sia propriamente la località di punta della Riviera, al contrario di Rimini e Riccione che invece, a quanto scritto nella brochure della manifestazione, hanno avuto un’animazione più intensa e prolungata. A dire il vero anche a Cattolica erano previste, programma alla mano, altre attività nel corso della notte, solo che in alcuni casi il luogo di svolgimento non era chiaramente specificato (espressioni come “sulla spiaggia” sono decisamente troppo vaghe!) e ad ogni modo l’impressione generale che la cittadina comunicava dopo le 2.00 ai pochi nottambuli ancora a spasso era quella di una città vuota, né più e né meno di un giorno ordinario. L’amministrazione della Provincia di Rimini, così attenta a voler proporre un’immagine diversa del proprio territorio, farebbe bene quindi a prestare attenzione ad ogni parte di questo suo territorio e a non focalizzarsi sulle solite mete ormai più che note ai turisti. Altrimenti si rischia di fare il gioco del <em>divertimentificio</em>, di quelle poche località che, avendo nell’offerta di divertimento notturno un punto di eccellenza, fanno necessariamente ombra alle altre svariate possibilità di vacanza offerte dalla Riviera.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">Graziana Lucarelli</p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/lagrace.wordpress.com/34/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/lagrace.wordpress.com/34/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lagrace.wordpress.com/34/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lagrace.wordpress.com/34/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lagrace.wordpress.com/34/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lagrace.wordpress.com/34/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lagrace.wordpress.com/34/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lagrace.wordpress.com/34/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lagrace.wordpress.com/34/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lagrace.wordpress.com/34/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lagrace.wordpress.com/34/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lagrace.wordpress.com/34/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lagrace.wordpress.com/34/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lagrace.wordpress.com/34/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lagrace.wordpress.com/34/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lagrace.wordpress.com/34/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagrace.wordpress.com&amp;blog=1190008&amp;post=34&amp;subd=lagrace&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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