Nuit Blanche/Notte Bianca: un evento culturale tra Parigi e Roma

La luce cala, arriva la notte e un fremito prende le grandi città. La gente esce ed è il tempo liberato, il tempo in cui fermare uno sconosciuto per strada non è reato, il tempo in cui la parola è più semplice, i gesti più disinvolti. La notte, tempo negato per eccellenza, accoglie più di quanto spesso il giorno non sappia fare, fa anche paura la notte, questo è vero, ma sono sempre di più le persone pronte a sfidarla questa paura. Il giorno è produttivo, razionale, funzionale e allora serve uno spazio per tirare fiato, per non soccombere, per non arrivare ad Agosto e non sapere che farsene delle proprie meritate vacanze. Alcune grandi città hanno deciso di impossessarsi di questa energia che la notte sprigiona e di arricchirla, di manipolarla, di ricostruirla. Ed ecco nascere la Notte Bianca.

 
Parlare di Notte Bianca nel contesto italiano riporta subito alla mente il caso di Roma che dal 2003 propone ogni fine Settembre questa manifestazione. Ma l’esempio romano non è che una delle declinazioni che il modello Notte Bianca ha assunto. In effetti ciò che va forse prima di tutto chiarito è che Notte Bianca, o meglio Nuit Blanche, nasce a Parigi nel 2002 e già dall’anno successivo inizia a coinvolgere altre capitali europee, tra cui Roma appunto, almeno a livello istituzionale. Notte Bianca, infatti, da semplice manifestazione proposta dalla municipalità parigina si è in pochi anni trasformata in una vera e propria rete culturale di cui hanno preso parte, oltre alle capitali francese e italiana, Bruxelles, Madrid e Riga. Questo però non ha impedito ad altre città di fare una loro personale proposta culturale, pur definendola col nome di Notte Bianca. Milano per esempio, ha optato per questa scelta. Ma cosa distingue quindi la rete di Notti Bianche “ufficiali” da quelle che non lo sono? Tre ritengo siano gli elementi chiave. Il primo è che le città ufficialmente parte del modello hanno sottoscritto un documento, vale a dire una Carta d’intenti, in cui sono elencate le caratteristiche imprescindibili che una manifestazione deve avere per essere definita una Notte Bianca. Il secondo è che queste stesse città hanno istituito modalità di lavoro congiunto e di scambio culturale. Il terzo, elemento forse all’apparenza più marginale rispetto agli altri, consiste nel fatto che le città facenti parte della rete si definiscono tutte, a livello politico, come delle capitali.

 
La presenza di un numero sempre crescente di città che ogni anno propongono una Notte Bianca su loro personale iniziativa si è da subito collocata in un rapporto di amore/odio con la rete ufficiale: se da un lato è sintomatica della validità del modello, dall’altro non solo ha ostacolato l’opinione pubblica nel percepire l’evento come coordinato a livello internazionale, ma ha anche creato una generale confusione su quale sia l’idea di fondo della manifestazione, su quali valori Parigi avesse in mente di veicolare nel 2002 ed ha poi deciso di condividere con le altre città operanti nella rete. Così oggi sono in molti a pensare che una Notte Bianca non sia che una notte in cui bar e negozi hanno un orario di apertura prolungato.

 
La colpa di questo fraintendimento non va cercata però solo al di fuori del modello istituzionale di Notte Bianca. In realtà un’attenta analisi ha dimostrato che il solo rapporto tra la Nuit Blanche parigina e la Notte Bianca romana è molto più controverso di quanto non appaia dall’esterno. La Notte Bianca viene istituita a Roma nel 2003, un solo anno dopo l’esordio francese, e la sua creazione è supportata sin da subito da ragioni politiche. La principale è che le due capitali sono unite dal 1956 da un gemellaggio esclusivo per cui programmi di collaborazione culturale sono da svariati anni all’ordine del giorno. Questa circostanza ha ricevuto poi un rinnovato vigore a partire dal 2001, data in cui è iniziato il mandato dei due sindaci ancora attualmente in carica, Delanoë e Veltroni. I due, anche grazie ad una vicinanza di ideali politici, hanno stretto un rapporto personale che ha indubbiamente influito sulla trasposizione a Roma del modello culturale parigino. La municipalità della Ville Lumière ha quindi appoggiato con entusiasmo la volontà di adesione di Roma, ma ciò che forse non è stato indagato con sufficiente attenzione è la disponibilità di Roma a condividere gli stessi obiettivi e propositi culturali che Parigi attribuiva alla sua Nuit Blanche.

 
L’unico ad aver intuito questa discrepanza, mostrando così una notevole lungimiranza, è stato Jean Blaise, direttore artistico della prima Nuit Blanche e attualmente a capo del Lieu Unique di Nantes. Egli, in effetti, ha subito colto che Roma aveva, e ha a tutt’oggi, prerogative di vita sia sociale che culturale che non avrebbero permesso di costruire un evento costruito sulle stesse dinamiche progettuali parigine. Lo svolgersi delle diverse edizioni di Nuit Blanche e de La Notte Bianca non ha quindi fatto altro che mettere in luce una distanza che a ben guardare era evidente prima ancora della condivisione del progetto. Ad alcuni anni dall’esordio, Parigi propone una manifestazione settoriale, focalizzata sull’arte contemporanea, tesa a offrire alti livelli qualitativi, per nulla volta a promuovere dinamiche di profitto. Roma cerca l’aggregazione, i grandi numeri di pubblico e di introiti, e per farlo si concentra soprattutto su un target popolare. Questa descrizione non vuole essere un giudizio di merito, in effetti entrambe le città hanno avuto la capacità di concepire un’offerta perfettamente integrata con lo spirito del proprio territorio e questo è il miglior indicatore della riuscita di una proposta culturale. L’unico dubbio riguarda l’identità profonda e il rapporto tra i due eventi. La storia che ha portato da Nuit Blanche a La Notte Bianca, a questo punto, svanisce poiché si ritrova ad unire due manifestazioni che in comune hanno forse solo il nome.

Abstract dell’omonima tesi di laurea di Graziana Lucarelli

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