La Notte Rosa dà vita nuova alla Riviera

Quella tra il 30 giugno e l’1 luglio non è stata una notte come le altre per chi l’ha vissuta in una delle mete più ambite del turismo estivo all’italiana, la Riviera Romagnola. Il nome scelto per l’evento è La Notte Rosa, nome che non spicca in originalità, anzi che sicuramente gioca sull’effetto traino derivante dalla vicinanza al nome dell’ormai celebre e consolidata manifestazione de La Notte Bianca. Nonostante questo escomotage utilizzato dagli organizzatori, rimane però la curiosità di capire a cosa si deve la scelta proprio del colore rosa come simbolo dell’evento. Va detto innanzitutto che la selezione della proposta artistica e di animazione è strettamente legata a questa idea cromatica che caratterizza la notte in questione. Il colore rosa lo si è visto un po’ ovunque: nelle magliette realizzate per l’occasione, nei palloncini, nell’illuminazione pubblica, nei fuochi d’artificio, nei fiocchi e fiocchetti collocati in ogni dove. Molto lo si deve sicuramente anche all’iniziativa dei privati, dei ristoratori, dei negozianti che hanno voluto segnalare la loro partecipazione tirando fuori dall’armadio (o dal magazzino) quanto di più rosa contenesse. Andrea Gnassi, assessore della Provincia di Rimini, così motiva la scelta: “La Notte è Rosa perché esprime l’identità di questa Riviera, luogo di accoglienza e ospitalità, di sentimenti e di relazioni” (comunicato stampa del 12/06/2007). La spiegazione è plausibile ma, analizzando la serie di attività proposte, ci si accorge facilmente che un altro significato è attribuito al colore rosa, ovvero quello che lo rende da sempre simbolo del sesso femminile. Le diverse le iniziative riservate ad un pubblico di sole donne hanno contributo così a veicolare l’evento anche come una tacita “festa delle donne”.


Ma torniamo all’idea di fondo. Il rosa essenzialmente come un modo per rappresentare la voglia d’incontrarsi, di conoscersi, di socializzare. Ma da cosa nasce la necessità di sottolineare con un evento del genere il ruolo della Riviera come “luogo di accoglienza e ospitalità, di sentimenti e di relazioni”? Non è compito di ogni posto di villeggiatura che si rispetti quello di fornire un’adeguata accoglienza? E la Riviera, meta privilegiata di vacanza per italiani e stranieri, non è già sufficientemente connotata valorialmente a questo livello? Gnassi ha dato una spiegazione molto chiara ed eloquente dei motivi che hanno condotto le amministrazioni locali in questa direzione, per questo motivo la riporto fedelmente: “Ci siamo dati un obiettivo. Riposizionare la Riviera sui mercati italiani e esteri. E siamo partiti da un’analisi. La riviera è fatta almeno di due elementi: il prodotto turistico materiale (la spiaggia, la fiera, i parchi divertimento); il prodotto turistico immateriale: le emozioni, il segno lasciato nell’immaginario collettivo, il desiderato che non si trova nella vita di tutti i giorni. Negli ultimi anni abbiamo innovato l’elemento materiale. Ma sul sogno e l’emozione la fotografia scattata negli anni Novanta che ci identificava con il divertimentificio, la notte oscura e la trasgressione, ancora non dava conto dei cambiamenti avvenuti e della capacità di innovazione. Con La Notte Rosa la Riviera si è riappropriata della sua innata capacità di essere leader e produttrice di tendenze. Abbiamo comunicato ciò che siamo. E cioè che la nostra terra è fatta di verità nei rapporti tra le persone, qui non sei un numero ma un nome e cognome, la socializzazione è la nostra via per interpretare anche il desiderio di vivere la musica, la festa, la notte” (comunicato stampa del 26/06/2007).


Parole decisamente esplicite che quasi non hanno bisogno di essere commentate. La manifestazione si propone quindi una finalità precisa e nasce da un’esigenza concreta, quella di investire la località di nuovi valori per puntare ad un target rinnovato: non più solo sballo e discoteche, ma anche e sempre di più relazionalità, socialità, incontro. Obiettivo chiaro e ben definito. Vediamo ora se da un’esperienza personale è possibile dedurre qualche elemento sui risultati ottenuti o se non altro sul riscontro generale dell’evento. La mia Notte Rosa si è svolta a Cattolica, più precisamente nei pressi di Piazza I Maggio, dove c’era in programma il concerto di Vocintransito, Quintorigo, Amalia Gré e Nada. Il concerto si è svolto come previsto e, dato il numero non eccessivo di spettatori, si è creata anche una certa atmosfera empatica tra artisti e pubblico. Fino alle 02.00, ora in cui è terminato il concerto di Nada, Cattolica è stata invasa da famiglie e ragazzi, soprattutto del posto. Il clima era cordiale, aperto, un po’ come una festa di paese, coi vecchi seduti sulle panchine e i bambini che si nascondevano dietro le gambe degli sconosciuti. Tutto molto conforme con l’idea di Riviera che voleva essere veicolata.

Una mezza delusione è subentrata però alla fine del concerto quando la piazza, già non troppo gremita, si è lentamente svuotata, i negozi hanno abbassato le serrande, le luci si sono spente, la festa è finita. La Notte Rosa di Cattolica è stata questo, non molto di più di un concerto di piazza. Non c’è dubbio che Cattolica non sia propriamente la località di punta della Riviera, al contrario di Rimini e Riccione che invece, a quanto scritto nella brochure della manifestazione, hanno avuto un’animazione più intensa e prolungata. A dire il vero anche a Cattolica erano previste, programma alla mano, altre attività nel corso della notte, solo che in alcuni casi il luogo di svolgimento non era chiaramente specificato (espressioni come “sulla spiaggia” sono decisamente troppo vaghe!) e ad ogni modo l’impressione generale che la cittadina comunicava dopo le 2.00 ai pochi nottambuli ancora a spasso era quella di una città vuota, né più e né meno di un giorno ordinario. L’amministrazione della Provincia di Rimini, così attenta a voler proporre un’immagine diversa del proprio territorio, farebbe bene quindi a prestare attenzione ad ogni parte di questo suo territorio e a non focalizzarsi sulle solite mete ormai più che note ai turisti. Altrimenti si rischia di fare il gioco del divertimentificio, di quelle poche località che, avendo nell’offerta di divertimento notturno un punto di eccellenza, fanno necessariamente ombra alle altre svariate possibilità di vacanza offerte dalla Riviera.

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