Musica nuova, musica francese

Si dice che i francesi non siano particolarmente ferrati in ambito musicale e a dimostrazione di questa tesi ci sarebbe il fatto che pochi sono i progetti francesi che riescono ad avere una forte risonanza all’estero. Forse per sfatare questo falso mito, l’Ambasciata di Francia in Italia e Culturesfrance, l’organismo ministeriale per la diffusione della cultura francese all’estero, hanno organizzato per i mesi di maggio e giugno 2008 Suona francese. Concepito sul modello dell’evento Sounds French tenutosi a New York nel 2003, i francesi hanno deciso questa volta di scegliere l’Italia come paese in cui allestire un festival tutto dedicato alla contemporaneità della musica d‘oltralpe.

 
In effetti, i rapporti franco-italiani in ambito culturale hanno una lunga tradizione e l’Ambasciata di Francia è particolarmente attiva da questo punto di vista. Il sito www.france-italia.it, dedicato specificatamente agli eventi della cultura francese che si svolgono in Italia, gode infatti di buona salute e con la sua ricca proposta dimostra che Suona francese non è che la logica prosecuzione di una serie di progetti di diffusione della cultura francese in Italia che hanno visto la luce negli ultimi anni: Uni(di)versité (evento biennale dal 2001), La Francia si muove (2004), Face à face (teatro contemporaneo, 2005-2008), Luce di Pietra (arte contemporanea, 2007).

 
Suona francese è sicuramente lodevole nell’intento di voler far conoscere in Italia le espressioni musicali francesi che, come si è già anticipato, soffrono di scarsa diffusione all’estero, e soprattutto di proporsi come “fonte potenziale di scambi artistici”. Interessante anche la scelta di usare come location degli eventi molti luoghi diversi e di nature diverse: teatri, chiese, palazzi storici, centri culturali. Peccato però che si tratti sempre di spazi istituzionali e che non ci sia una ricerca quanto a dimensioni che favoriscano una fruizione più libera e meno condizionata da forme culturali legate al passato. Questa scelta, pur nella sua scarsa modernità, risulta comunque pienamente in linea con la programmazione musicale oggetto del festival. Il direttore artistico Olivier Descotes definisce Suona francese come un evento volto a  presentare “la creazione odierna nella sua piena diversità”, “senza esclusive né pregiudizi”. Un’analisi anche superficiale degli artisti e delle opere previste (già il termine opere è di per sé indicativo) è sufficiente invece per inquadrare le scelte musicali compiute come fuori dalla contemporaneità sia per motivi legati alla data di composizione dei brani musicali, sia perché appare evidente come l’attenzione sia concentrata sulla musica cosiddetta “colta”, evitando accuratamente le forme musicali più popolari e di grande diffusione. Un festival che si propone di diffondere “nuova musica” ma che nella realtà dei fatti programma solo musica del secolo scorso, non riuscendo così ad emanciparsi dall’ormai datato stereotipo per cui qualità e consenso del pubblico viaggiano su due binari separati. Sounds strange, don’t you think?

 

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